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A volte, la casa si “approfondisce”, e cresce verso il basso, intimandoci di scendere, andando più a fondo, in ciò che appartiene al nostro inconscio personale e che non abbiamo ancora visitato. Lo spazio diurno, nel suo sogno, sembra abbandonato, trascurato, quasi disabitato; a volte questo tipo di “svuotamento” ci conduce ad andare oltre rispetto alla realtà quotidiana, e a guardare in un’altra direzione. Come se, per vivere e risistemare il presente, fosse necessario scoprire “cosa c’è sotto”, cosa è rimasto nelle cantine della memoria, della propria esistenza oppure in quella di chi ci ha preceduto.
Il tema delle tre porte costituisce un motivo tipico delle fiabe: il pellegrino, il bambino smarrito o la principessa appena arrivata al castello si trovano generalmente dinanzi a tre porte, che hanno dimensioni e indicazioni diverse, come Tamino nell’iniziazione descritta nel Flauto Magico di Mozart: non la porta di destra, della ragione, né quella di sinistra, della natura, ma al centro si apre a lui soltanto il portale della saggezza.
Anche il divieto è un tema centrale dei racconti leggendari: proprio la porta proibita sarà quella che contiene il segreto tremendo, come i cadaveri di tutte le mogli trucidate da Barbablù. Oppure è il momento di osservare il divieto e rivolgersi altrove? È quel segno rosso - che esclude - un segnale attrattivo, oppure un’indicazione di rotta? Per quanto riguarda le aperture della terza stanza, Hillman scriveva che ogni ferita è una feritoia, che aiuta a conoscere quanto vive dentro di noi e nel contempo, a guardare fuori di noi stessi, partendo dalle nostre lacerazioni.