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Lì vive la mamma della mamma, figura che può rappresentare la Grande Madre, il contatto con la genealogia femminile, la potenza della terra e della natura. Questa nonna è furente e diventata mostruosa, e si avventa contro il nipote, il sognatore. Anche nella scena successiva accade la stessa cosa; qui la nonna è intenta all’opus, alla cottura, alla trasformazione degli elementi attraverso l’opera del fuoco. Grande lavoro, che richiede saperi iniziatici, la forza della pazienza e un prudente coraggio.
Attaccare qualcuno significa chiedergli con urgenza un contatto, denunciando l’urgenza di un incontro che si presenta in prima istanza come scontro. Forse ciò che questa antenata rappresenta è stato da troppo tempo relegato o non visto, non onorato. Nelle altre civiltà ogni antenato ha un piccolo luogo, nella stanza a loro dedicata: alla sua statua o a ciò che lo rappresenta vengono offerti doni, cibi, e soprattutto bevande, dall’acqua trasparente e fresca ai liquori pregiati, con cui fare “libagioni”, un brindisi alla nostra alleanza.
I rapporti con loro vanno vivificati costantemente, perché i flussi visibili e invisibili della creazione possano continuare a intrecciarsi e continuare a generare la vita, nel mondo di noi ospiti effimeri e dei proprietari che ci hanno preceduto.