I nostri uteri e le nostre ovaie malmesse ci hanno condotto qui; noi, insieme, abbiamo fatto un tacito accordo: la nostra permanenza in ospedale sarà dolce e lieve, e ci accompagneremo l'un l'altra verso questa esperienza. Marcella fuma e piange, non riesce a spiegare ai suoi genitori che se ritardano l'operazione non è colpa sua. «Marcella, sai che devi dire ai tuoi quando ti telefonano?» - «No» - «Non rompete le palle». Mi guarda sotto shock, non capisce se sto dicendo sul serio o se sto scherzando, è troppo ben educata. Sono sicura che comprenderà, col tempo, che abbiamo il diritto di essere rispettati come individui e come adulti dai nostri genitori, se non vogliamo che l'amore si trasformi in un veleno letale. Non è per nulla facile. Richiede il sacrificio dell'amore assoluto del figlio e la nascita di un amore più grande verso se stessi.
Maria è agitata. Parla al telefono piagnucolando con la mamma e con il fidanzato. Le hanno assegnato il letto in camera con Chiara. Sembrano due poli opposti: Chiara misurata, un po' distaccata, diffidente, almeno questo è quello che mostra a primo acchito, forse lo schermo che usa per difendersi. Maria è irruente, strilla, parla in dialetto catanese e fuma come una ciminiera. Mentre siamo in camera loro, colgo la disperazione nello sguardo di Chiara. Mi dice, sottovoce: «Perché a me?». Comprendo che allude alla sua compagna di stanza. La guardo e le dico: «Perché è il tuo opposto, pensa a quanto puoi fare per lei se non la rifiuti, se la accogli. Pensa a quanta stabilità puoi darle, proprio per il tuo modo di essere». Vedo negli occhi di Chiara una rassegnata accettazione: «È il mio Karma?» - «Può darsi», le rispondo sorridendo. Maria, nel frattempo, seduta sul letto con gli occhi smarriti, sembra stia trattenendo il pianto con tutte le sue forze. Mentre mi avvio verso la porta le sorrido e lei, con gli occhi sgranati mi dice: «Sei bella». Resto a guardarla per qualche secondo, mi sembra una bambina. Le rispondo: «Tu sei bella», mi fa un sorriso. La sua bambina interiore, forse, per un attimo, si è sentita vista e amata.
LA PACE FRA ANIMA E CORPO - MEMORIE DAL GINECEO
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- Scritto da GIOVANNA DI GIROLAMO
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