Gianna si lamenta dell’avidità di un suo amico, dicendo che per lei la generosità è al primo posto nella scala dei valori, considerando con ciò se stessa molto generosa. Giudica male l’amico, si sente offesa dal suo atteggiamento e prova un certo rancore. Ma in questo momento, quanto è generosa Gianna con l’amico? Quanto è disposta a concedergli una possibilità di essere compreso e accettato anche così? Difficile farle notare questo, perché c’è il rischio che possa trattare se stessa come sta trattando l’altro, cioè che non riesca a darsi il permesso di sbagliare e di deludersi. Che non riesca ad essere innanzitutto generosa con se stessa, con la propria ingenerosità, con la propria avidità di correttezza.
Riccardo è un convinto antirazzista e ritiene estremamente importante la pari dignità tra le persone. Un giorno va in crisi perché, senza motivi reali, non si fida della fidanzata di suo figlio, semplicemente perché è araba. Si sente in conflitto, anche in colpa, si dà del razzista, ma subito dopo lo nega per non confessarsi l’eventualità di avere paura: se non si fida significa che ha paura in base a un pregiudizio. Così facendo smentisce se stesso e quello che prova solo per uniformarsi a un ideale in cui vuole continuare a credere, diventando di fatto razzista nei confronti del se stesso impaurito.
Virginia invoca sopra ogni cosa la lealtà, ma accade che per proteggere un’amica, le nasconda di sapere che il suo fidanzato ha una storia con un’altra. Si convince che in questo modo le sta evitando una sofferenza, ma che sta anche tradendo la sua fiducia. Si accorge che non sta perseguendo l’ideale di cui si sente paladina, e per coprire il fastidioso senso di slealtà nei propri confronti, si auto-fustiga ammettendo che la lealtà molte volte crea dolore e che lei non è all’altezza di sostenerla.
Sono alcuni rapidi esempi che possono in parte spiegare come i valori che adottiamo abbiano molto a che fare con il senso del nostro valore. Meritiamo di averli in base a quanto li rispettiamo, nella misura in cui aderiamo a una dovuta, ambitissima, idea di perfezione. Ecco, questo sembra essere il valore vincente che accomuna tutti e che crea un sacco di problemi e di conflitti, dentro e fuori di noi. Potremmo indire una campagna contro l’ideale della perfezione. Boicottare la perfezione, che però non significa agire con superficialità e disimpegno. È bene cercare di fare il proprio meglio, ma se il proprio meglio a volte è scadente, imperfetto, si può imparare a guardarlo con sincerità e ammettere serenamente di non aver fatto abbastanza. Buono a sapersi per la prossima volta.
COME PERCEPIRE IL PROPRIO VALORE
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