Giulia non dà seguito a questo commento, bensì riprende dall’ultima frase di Antonio:

«Effettivamente, rallentare la respirazione, godendo delle sospensioni tra inspirazione ed espirazione, può forse permettere di vivere delle piccole morti e delle conseguenti rinascite». La conduttrice precisa: «Uscendo però dalla logica del controllo del respiro, bensì collegandosi a esso con umiltà e accompagnandolo dolcemente. Respirare non trasforma la realtà, ma l’esperienza che uno può fare della realtà. È l’esperienza che conta, come la Gnosi sembra indicare con una certa misura di chiarezza».

Antonio incalza: «Allora: può la meditazione essere considerata un modo per far rivivere l’esperienza della morte e della rinascita?». 

Forse sì, si risponde da più parti. La conversazione prende un po’ un’altra piega. 

Lara: «Oggi la meditazione e metodi affini hanno un gran successo. Da Instagram a Tik Tok, c’è stato un rilancio straordinario di tecniche antichissime riadattate, tipo la  

mindfulness e altre di cui usufruiscono ampiamente, come testimoniano loro stessi, personaggi dello spettacolo, dello sport, della finanza, gente comune senza alcuna preparazione interiore e che vuole semplicemente rilassarsi. Ma questa è meditazione? A me pare che si tratti spesso di esercizi di presenza e di attenzione che sono interamente incentrati sulla mente e sul desiderio di attenuare l’ansia, di staccarsi dallo stress quotidiano, magari anche per poter poi raggiungere una performance migliore sul lavoro. Anzi, forse l’aspetto più accattivante viene presentato come l’assenza di una meta spirituale per rispetto della laicità che tanto preme a molti». 

“Infatti, non ci siamo”, pensa la conduttrice che continua: «Questo tipo di meditazione non è forse solo un surrogato della stessa? La spiritualità è più impercettibile. Collegarsi a un tale tipo di meditazione può essere utile nella vita quotidiana per placarne almeno momentaneamente le ansie. Ma si tratta di vera meditazione nel senso spirituale del termine?» 

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