A sostegno di questo, sentiamo cosa affermava l’autore gnostico - pare si tratti di Valentino -, nel seguente brano tratto dal Vangelo di Verità:
«Erano ignoranti del Padre perché non lo vedevano. Siccome esisteva il terrore, il turbamento, l’instabilità, la titubanza e la discordia, erano molte le illusioni e i ruoli vuoti che occupavano il loro tempo, come se fossero immersi in un sonno, come se convivessero con sogni inquietanti. A volte fuggivano in qualche luogo, altre volte giravano su loro stessi cadendo esausti, dopo aver inseguito altri. In alcuni casi sferravano colpi. In altri li ricevevano. In certi momenti avevano la sensazione di cadere da grandi altezze oppure di volare, anche se non avevano ali. A volte credevano che qualcuno li stava inseguendo come se volesse ucciderli, anche se non c’era nessuno che li perseguitava; altre volte immaginavano di essere stati loro stessi a fare del male a qualcuno, perché vedevano le loro mani macchiate di sangue. Quando chi ha vissuto tutto questo si risveglia non vede più niente, anche se continua a essere in mezzo a tali confusioni, in quanto nessuna di esse esiste in realtà». 
Nonostante il dibattito fosse aperto già migliaia di anni fa, siamo ancora messi così. E allora, come fare per risvegliarci? Lo abbiamo già detto, ma proviamo ad aggiungere ancora qualcosa: si può iniziare imparando a conoscerci dandoci attenzione, osservandoci senza giudizi e censure, accettandoci per come siamo nell’accorgerci di tutte le nostre identificazioni. 
E poi chi sarebbe questo Padre? Per gli gnostici è l’Assoluto, il Dio ineffabile e inconoscibile dalla mente logica e dalla personalità ordinaria, ma potenzialmente percepibile nella sua emanazione vibratoria presente in ognuno. Eppure ne siamo ignoranti, talmente obnubilati dai falsi dei che ci tiranneggiano e che scambiamo per Lui. Qui la metafora ci aiuta nell’individuare qualcosa che vive in noi, ma è adombrato dall’ignoranza che è proprio il sonno della coscienza.  

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