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Nel suo libro “Irriducibile” (Mondadori, 2022) lo scienziato Federico Faggin, inventore del microchip, descrive così un episodio che ha rivoluzionato la sua visione della realtà e che gli ha cambiato la vita: “Sentii improvvisamente un’energia fortissima emergere dal petto: era non solo un’esperienza mai provata prima, ma un fenomeno così straordinario che non avrei mai potuto immaginare. Questa energia viva era amore, ma un amore così intenso e così incredibilmente appagante che superava ogni sentimento e nozione che avevo sulla natura dell’amore. Ancora più incredibile era il fatto che la sorgente di questo amore fossi io... Ho capito allora, senza ombra di dubbio, che quella è la sostanza di cui è fatto tutto ciò che esiste. È stata una conoscenza diretta, più forte ancora della certezza offerta dalla logica; una conoscenza da dentro anziché da fuori, che aveva coinvolto contemporaneamente tutti gli aspetti della mia coscienza: fisico, emotivo, mentale e spirituale”.
Sebbene episodi spontanei come questo siano riportati in tutte le tradizioni, è importante avere un orientamento, l’intenzione di mettersi in un atteggiamento che favorisca la nostra relazione con l’infinito. Possono essere molte, se ce le concediamo, le occasioni per entrare in una dimensione che faccia vibrare altre corde, l’abbiamo già detto: l’immersione nella natura, la contemplazione di una notte stellata, ma anche l’ascolto di un brano musicale, la bellezza di un’opera d’arte, la poesia. Tuttavia, la crescita interiore può essere ancora più disciplinata da un insegnamento e dalla pratica condivisi in una comunità. Ognuno di noi ha il potenziale per riscoprire una connessione più profonda con la propria anima, sebbene il desiderio di rispondere alla sua chiamata dipenda dall’inclinazione di ciascuno.
Nel Vangelo di Giovanni si dice: “Il vento soffia dove vuole e ne odi il rumore, ma non sai da dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito”.
L’esperienza spirituale è qualcosa che non possiamo controllare, ma che feconda l’anima come il seme portato dal vento sulla terra vergine. Se incontriamo noi stessi, se ci ospitiamo per dividere la casa col divino che ci abita, riceviamo qualcosa di nuovo, oltre i nostri codici stereotipati: un dono, perché ci siamo donati nel dire sì alla vita reale, perché forse il vero stato alterato di coscienza è proprio la nostra condizione ordinaria.
La questione rimane aperta. Ognuno può trovare la propria risposta e dare ulteriore senso alla propria vita. E se oggi ci sentissimo grati davanti alla bellezza di un tramonto infuocato, così potremmo immaginare di ricordarci e vivere domani, con lo stesso incanto, il tramonto della nostra esistenza.