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Proviamo ora a usare l’immaginazione e cerchiamo di identificarci con l’esperienza di questa donna che quasi ogni mattina si reca a bordo vasca, si infila una cuffietta viola e gli occhialini grigi, entra in acqua con un leggero brivido e si immerge completamente, anche con la testa, come per entrare in un mondo a parte.
Si dà una leggera spinta con i piedi e compie un movimento ondulatorio per guadagnare qualche metro sott’acqua. Inizia a nuotare al ritmo regolare del respiro: lo ascolta attraverso le bolle che sfiorano le sue guance a ogni espirazione, come piccoli baci. Si lascia andare affidando alla memoria del corpo il gesto atletico il cui verbo, come spesso accade anche nella danza, è infilare, perché si oppone minor resistenza avanzando come rettili ad ogni spinta. C’è bisogno di una precisione sinuosa, penetrante, ma anche arrendevole. Le pare di entrare in contatto con sé stessa: quella conosciuta che sta nuotando e quella ignota che però sa tutto di lei.
Procede gustando la confidenza acquatica e nel frattempo, senza controllo, iniziano a emergere immagini legate a eventi futuri, più o meno auspicabili, che rimandano automaticamente a cose del passato, più o meno gradevoli. Parte una catena di pensieri associativi che le fanno accelerare il battito insieme alla frequenza delle bracciate eseguite ora con più forza, forse con rabbia. Pensa anche a quante centinaia di metri coprirà e in quanto tempo, imponendosi un limite preciso come fosse una gara con sé stessa.
Se ne accorge, riconosce questa processione coatta di pensieri, che sempre sfila davanti a lei e la osserva per l’ennesima volta dicendosi che sì, è inevitabile, ma che forse è anche possibile nuotarci dentro a favore di corrente, senza contrastarla, finché non si plachi. Il solo rendersene conto rompe il sogno e lei torna a concentrarsi sul respiro, sul movimento, sulla sensazione dell’acqua che la accarezza a ogni bracciata. Percepisce con più intensità questo contatto sentendosi scivolare in una dimensione più intima: lei stessa si sente più liquida.
Assapora il momento presente senza pensare, lo spazio si dilata e il tempo si annulla nello sgranarsi delle vasche come fossero perle di un rosario. La mente e il cuore si congiungono come le mani di chi prega. I movimenti sono ripetitivi, fluidi e scorrono senza fatica. Il respiro è regolare come il ritmo di un tamburo sciamanico che trasporta in altri mondi. Nessuno sforzo, anzi cresce l’energia in una danza paradossale tra dinamismo e quiete. Mentre il pensiero passa oltre e diventa un soffio che gonfia la vela dell’intuizione, il corpo si fonde con l’acqua in un abbraccio sensuale: il suo nuoto ora non segue più il principio della prestazione, ma quello del piacere.