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Ma possiamo anche creare la nostra camera nuziale ogni volta che in noi c’è una parte che piange per reclamare attenzione, che si sente persa, che non riesce a decidere, e che rappresenta la sposa. Lo sposo non può essere cercato fuori, ma dentro il vuoto di quella stanza dove soltanto noi, spinti dal desiderio di ricordarci chi siamo, possiamo diventare lo sposo. “Gli sposi e le spose appartengono alla camera nuziale; nessuno potrà vedere lo sposo e la sposa, a meno che lo diventi”[6].
Ed è proprio l’energia creativa dell’eros che permette di predisporsi a ricevere la giusta ispirazione, l’intuizione che serve quando siamo allo sbando. Favorisce il matrimonio tra il maschio e la femmina in noi, tra conscio e inconscio, tra carnale e spirituale, tra ombra e luce.
Se il sesso, come lo intendiamo comunemente, si riferisce al piano fisico di un atto e al godimento che ne consegue, l’eros contempla attrazione, desiderio, sensazione, vitalità e ricerca di relazione. E come il dio descritto da Diotima, ha due facce che potrebbero corrispondere all’impiego che se ne fa, fortemente condizionato dal grado di consapevolezza del nostro essere.
Tornando in vasca, l’esperienza della nostra amica ci mostra come l’ascolto e la comprensione di tutto quello che siamo, a partire dal corpo, possa mettere in moto delle forze insospettabili dentro di noi: se ben armonizzate e lasciate esprimere secondo la loro propria natura, possono condurci a una trasmutazione e a percepirne gli effetti in una sensazione di equilibrio e benessere, in un sentimento di empatia e comunione.
Potremmo vedere l’anima come la nostra parte spirituale personale, nutrita dall’eros che la spinge a congiungersi con lo Spirito universale. Il corpo è un veicolo che contiene tutto questo ed è mosso dalla benzina erotica che lo porta verso la coscienza.
Secondo il Kundalini Yoga, nel corpo risiede un serpente che dorme arrotolato alla base del coccige e rappresenta un’energia primordiale associata alla forza vitale e sessuale. Opportunamente risvegliato con esercizi specifici di respirazione e meditazione, esso risale lungo la colonna vertebrale attraversando i Chakra, fino a raggiungere l’apice del cranio. Grazie a questo percorso è possibile realizzare l’espansione della coscienza e la realizzazione spirituale. L’immagine della sua ascesa lungo i centri energetici aiuta a farci un’idea di quanto detto a proposito delle funzioni già citate, il cui corretto funzionamento permette l’accesso a una dimensione superiore. Inoltre, il serpente è un archetipo universale legato alla trasformazione e ne abbiamo già incontrato uno, che vola e provoca turbamento, nel vaticinio della favola di Apuleio. Rappresenta l’energia che può innalzare, ma anche sconvolgere o addirittura spaventare. In tal caso possiamo imparare a osservarci, a conoscerci, ad accompagnarci con fiducia e tenerezza per poterla riconoscere e accogliere.
Nell’antica Grecia l’amore veniva chiamato con nomi diversi secondo i suoi molteplici aspetti. Ora ne prendiamo in considerazione due: Eros, l’abbiamo visto, è passionale, creativo, concupiscente, orientato al contatto e al piacere. Poi c’è Agape, altruista, disinteressato, gratuito. Uno prende, l’altro dona. Non vediamoli come opposti, ma sinergici: quando permettiamo all’energia erotica di esprimersi nella ricerca di connessione interiore, pare che arrivi una risposta trasformativa d’amore superiore e incondizionato.
Immaginando di nuotare, torniamo alla fluidità necessaria per l’equilibrio tra la spinta e il lasciar andare. Sentiamo l’energia vitale che chiede di infilarci assecondando la densità e di diventare il respiro che riempie e svuota. Chiede di sentire, sentire intensamente; chiede di abbandonarci all’intelligenza del corpo mentre si sposa con la mente e con il cuore.
Possiamo assistere al cambiamento con entusiasmo e voluttà. Possiamo innamorarci. E infine ringraziare.
[6] Ibid. pag. 188.