Si sente al sicuro e prova un sottile entusiasmo gratuito, istantaneo e non dovuto a particolari successi o finalità. Si sente abitata da una forza gioiosa, come innamorata; si sente “indiata” come direbbe Dante. Ogni bracciata è un grazie, grazie di poterne fare ancora una, grazie di esserci, grazie alla vita proprio adesso e sempre.
Nel linguaggio di Quarta Via si parla della macchina umana le cui funzioni riguardano i pensieri, le emozioni, il corpo, gli istinti e vengono chiamate rispettivamente Centro Intellettuale, Centro Emozionale e Centro Istintivo-Motorio. Se per semplificare si collocano a livello della testa, del cuore e del ventre, in realtà sono tutte zone del nostro cervello. Ognuna ha proprie caratteristiche, una propria energia e anche una propria velocità di reazione. Esiste però un’ulteriore funzione chiamata Centro Sessuale, più potente, raffinato e veloce degli altri, il cui campo d’azione non riguarda solamente la sessualità legata alla sfera genitale e del piacere, ma più in generale consiste in una forza vitale, un’energia creativa e una tensione verso l’unità. È la fiamma che accende in noi ogni entusiasmo e che ci fa sentire vivi. 
Il corretto funzionamento di tale funzione è fondamentale per la trasformazione dello stato di coscienza e per la connessione profonda con noi stessi, con gli altri e con la dimensione spirituale. 
Il suo utilizzo non consapevole invece, gioca un ruolo importante nel mantenimento della meccanicità: l’enorme energia del Centro Sessuale viene rubata dagli altri centri che producono un ardore eccessivo, una veemenza non richiesta, ostinazione, enfasi, posizioni estreme. 
Abbiamo visto, insieme alla nostra nuotatrice durante le prime bracciate, come i pensieri, le emozioni e il corpo fossero alimentati automaticamente e inconsapevolmente da questa energia mal riposta: aspettative e recriminazioni immaginando il peggio, emozioni negative, maggior fatica prefiggendosi risultati oltre misura. Le è bastato un attimo di attenzione per osservarsi, ritornare a sentire il corpo, ascoltare il respiro e far sì che le funzioni preposte facessero il loro lavoro armonizzandosi e lasciando al Centro Sessuale la libertà di creare un panorama nuovo: un pensiero più intuitivo, emozioni più pacate e sensazioni più piacevoli.
Facciamo ora una piccola digressione riassumendo molto sinteticamente la favola di Amore e Psiche narrata da Apuleio nelle sue Metamorfosi[2]: Psiche è una principessa mortale talmente bella da suscitare l’invidia di Venere che ordina a suo figlio Amore (Eros) di farla innamorare di un orrendo mostro. Ma quando Amore vede Psiche, è lui che si innamora perdutamente e non la colpisce con il dardo fatale. Nel frattempo, un oracolo vaticina al padre di lei il matrimonio con un serpente selvaggio, volante, che tormenta ogni cosa e toglie le forze. Tristemente la fanciulla rispetta il responso attendendo sopra una rupe, ma da lì una brezza la conduce a uno splendido palazzo dove trova, nel buio della sera, un amante appassionato che le è proibito guardare. Spinta dalla curiosità, una notte infrange il divieto e scopre proprio il bellissimo dio, causandone la fuga. Per ritrovarlo affronta e supera dure prove, e infine diventa una dea ottenendo l'immortalità. Sposerà Amore e insieme avranno una figlia chiamata Voluttà.
 
[2] Apuleio, Le Metamorfosi o L’asino d’oro, ed. Einaudi 2010, pagg. 179/273.
 

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