Amore è forza vitale, energia creativa, impulso verso l’unità e desiderio di bellezza. Psiche è la nostra anima bellissima e sofferente, complessa, ingenua e curiosa, sottoposta a prove, che grazie alla passione di Amore è infine ammessa tra gli dei. 
Tesa nella ricerca verso la propria realizzazione e la pienezza di vita, l’anima recupera il ricordo della propria origine divina. Per potersi liberare e innalzare, ha bisogno di desiderarlo incontrando la vibrazione erotica.
Nel Simposio di Platone si parla molto dell’amore in diversi dialoghi, come quello tra Socrate e Agatone in cui Eros viene definito il più morbido e fluido tra gli esseri, creatore eccellente, “...è lui che ci svuota dell’estraneità e ci riempie di intimità”[3].
Più avanti nel dialogo tra Socrate e la filosofa Diotima di Mantinea[4], lei lo definisce demone anziché dio, in quanto provvisto di caratteristiche sia divine che mortali. Ha il potere di “trasmettere agli dei le cose che giungono dagli uomini e agli uomini quelle che giungono dagli dei”. Si trova in uno stato intermedio e mette in comunicazione i due mondi. Inoltre è figlio di Poros e Penia, di abbondanza e carenza, di risorsa e povertà, “mai sprovvisto né ricco, del resto sta in mezzo tra sapienza e ignoranza”. Rappresenta il filosofo che, mai pago, cerca incessantemente. Poi, attraverso un’iperbole dialettica che indaga il desiderio, la creatività, l’amore per la conoscenza e il bello, si desume chel’erotismo sia in grado di mostrare a ognuno la propria bellezza originaria, “il bello divino nella sua semplicità... Accadrà di partorire l’eccellenza vera, in quanto avrà messo le mani sul vero. E che inoltre a chi partorisce e si alleva l’eccellenza vera, spetta diventare caro agli dei”. Eros è il carburante per l’immaginazione creativa e per il desiderio che, quando si trasforma in azione, si può manifestare nell’opera d’arte. Più semplicemente potremmo dire anche in ogni attività intrapresa, persino la più banale, se affrontata con passione per il bello in sé stesso, che è anche buono e vero. Amoreggiare con ciò che facciamo e con noi stessi che lo stiamo facendo: questa è arte di vivere. 
Un’ultima suggestione la possiamo cercare nella tradizione gnostica con il mistero della Camera Nuziale, particolarmente citata nel Vangelo di Filippo. Rappresenta l’esperienza più alta e profonda, più misteriosa e intima di unione dell’anima con il proprio principio divino, Quando l’anima desiderosa incontra lo spirito innamorato, incontra anche sé stessa e rinasce alla sua vera identità. Si compiono le sacre nozze che ricompongono la frammentazione interiore e conducono alla salvezza dell’unità originaria: “Coloro che si sono uniti nella camera nuziale non saranno più separati”[5].
 
[3] Platone, Simposio, ed. Adelphi 1979, pag. 57.
[4] Ibid. pagg. 65-84.
[5] Arnese, Berno, Tripaldi, I codici di Nag Hammadi, Vangelo di Filippo pag.181. 
 

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