Non è semplice trattare di Giordano Bruno senza perdersi nell'immensità del suo pensiero che sembra espandersi in quell'infinito nel quale evidentemente si ritrovò a viaggiare attraverso la sua vista interiore. Né è possibile approfondire i dettagli di un così articolato pensiero in poche righe. 
Quel che qui si vorrebbe trasmettere al lettore è una suggestione derivata da una domanda: perché Giordano Bruno ha deciso di morire?
La medesima domanda se la pose Keplero in una sua lettera. Ed è la stessa domanda che potremmo farci leggendo il Vangelo di Giovanni,18, quando Pilato interrogando Gesù prova a dargli la possibilità di dichiararsi innocente dinanzi all'autorità che avrebbe potuto salvarlo:
«Tu sei il re dei Giudei?», «Dici questo da te oppure altri te lo hanno detto sul mio conto?». 
Probabilmente sarà stata la stessa domanda che si saranno posti Papa Clemente VIII e il Cardinale Bellarmino che, per ben ottanta mesi, cercarono di offrirgli la possibilità di abiurare senza mai sottoporlo a torture. 
Bruno non voleva morire, di questo siamo certi data la tenacia con la quale si difese con varie tecniche di dissimulazione, utilizzate nel tentativo di trovare un punto di incontro con gli inquisitori. Dunque, perché alla fine della sua estenuante lotta decise di sacrificare la sua vita terrena? Una spiegazione razionale ce la dà Karl Jaspers, che spiega la differenza che esiste tra il sapere filosofico e il sapere scientifico. Egli parla di "fede filosofica" utilizzando le due diverse esperienze di Bruno e di Galileo: «C'è una verità che ritrattata muore; e c'è una verità che nessuna ritrattazione è in grado di estinguere. I due accusati si comportano conformemente al tipo di verità da loro rispettivamente rappresentata. La verità dalla quale io traggo la mia esistenza vive se io mi identifico con essa»[4]. Tale spiegazione, però, non risponde a una domanda ancora più profonda e cioè: quale processo psicologico si attiva nell'individuo che prende coscienza della propria unicità, della propria verità e che drammaticamente si rende conto che tale verità è inconciliabile con il pensiero dominante? 

[4] Karl Jasper, La fede filosofica, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2005.

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