Come può l'Io differenziato dalla massa sopravvivere alla soffocante forza repressiva che domina il mondo? Come può resistere questo Io da solo, di fronte alle forze arimaniche[5] che giocano senza sosta un gioco di logoramento verso ogni manifestazione di libertà dello Spirito? Come può la coscienza rimanere integra in un mondo che impone la scissione e la frammentazione, senza decidere di far morire una parte vitale di se stessa, senza rinunciare cioè a incarnare fino in fondo la propria verità?
L'Io nascente chiede una morte, la rinuncia dolorosa a parti di noi con le quali ci siamo identificati, alle convinzioni, alle credenze, agli attaccamenti che hanno costituito la nostra base di sicurezza fino all'avvento dell'Io. Come tutte le nascite avviene tra doglie dolorose, lacrime e sangue. Ciò che riceve è la totale nudità e fragilità dell'esistenza. 
Il contesto storico, culturale e politico nel quale ha vissuto, ha messo Giordano Bruno dinanzi a una scelta: morire fisicamente o morire nello spirito. Lui ha scelto la prima. 
Oggi, forse, l'Io che intraprende il cammino della differenziazione e che si manifesta in questo spazio/tempo potrebbe accedere ad altre possibilità, lo vedremo nel prossimo articolo. 
Ma prima di lasciarti, caro lettore, desideriamo condividere con te le ultime commoventi parole scritte da Giordano Bruno: «Ho combattuto... ed è tanto! Ritenni di poter vincere ma natura sorte, studio e sforzi repressero. Ma già è qualcosa essere sceso in lotta, poiché vedo che in mano al fato è la vittoria. Fu in me quanto era possibile e che nessun venturo secolo potrà negarmi ciò che di proprio un vincitore poteva dare: non aver avuto timore della morte, non essersi sottomesso, fermo il viso, a nessuno che mi fosse simile. Aver preferito morte coraggiosa a vita pusillanime».[6]

[5] Secondo Rudolf Steiner, Arimane è il demone che sovrintende all'eccesso di razionalità a discapito dell'energia cardiaca amorosa e si sarebbe incarnato nel terzo millennio.
[6] Giordano Bruno, De Monade, 1591

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