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La trasformazione interiore è un lungo, paziente e innamorato percorso di autoconoscenza. Richiede un processo creativo che è unico per ogni individuo che percorre la via iniziatica. Egli tesserà così i fili d’oro della sua veste spirituale.
Nel percorso di autoconoscenza, dopo una fase di acquisizione del sapere teorico e di osservazione di sé, l’iniziato scopre che la trasformazione è un processo segnato dalle tappe di un viaggio tutto rivolto all’interno. La scoperta dei luoghi interiori rivela anche le impronte e le ferite che la propria storia ha lasciato nell’anima, per questo è importante acquisire la capacità di non giudicare o rifiutare ciò che si incontra, al fine di conoscere la verità. L’amore è la chiave che può aprire dolcemente le porte dei luoghi della nostra anima e svelarne le luci e le ombre.
L’io che esplora i propri territori inconsci è simile a un saggio Re o a una saggia Regina i quali con rispetto e comprensione, tolleranza e pazienza, senza pregiudizio alcuno e col genuino desiderio di conoscersi, espandono le onde del loro amore sempre più in profondità, recando pace e armonia. Certamente, è importante un lavoro preparatorio di alcuni anni. Le pratiche di ascolto delle proprie emozioni e delle sensazioni del corpo, con il giusto atteggiamento del cuore, ci permettono di prepararci a entrare scalzi nel regno interiore e percepirne i messaggi.
È importante parlare di come il nostro io cosciente si può mettere nelle condizioni migliori per entrare in relazione con l’anima: non andiamo a prendere o a pretendere. Andiamo per conoscerla e stare in sua compagnia, come si farebbe con l’amica più amata. Il profitto, lo scopo e il vantaggio sono aspetti dell’io mondano, effetti della cultura e delle relazioni insane. È importante avvicinarci puliti di ogni intenzione o pregiudizio, con il solo desiderio di ascoltare la sua voce e osservarne le forme cangianti, i bisogni e i desideri. Se proprio non riusciamo ad amare ciò che vediamo, cerchiamo almeno di osservare in modo neutrale, senza giudicare, ascoltando le emozioni che sorgono in noi. Ci avviciniamo con umiltà, sapendo di essere una personalità limitata di fronte alla vastità e alla complessità dell’anima. Non cerchiamo di comprendere con la razionalità ciò che vediamo, ma lasciamo che impressioni e sensazioni profonde si imprimano in noi. La riflessione può essere una fase successiva, così come le intuizioni, anche a distanza di mesi o anni, potranno guidarci sui nostri significati personali.