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Agli inizi, un fatto comune è vedere come la nostra mente razionale cerchi di impossessarsi dell’esperienza mettendo in dubbio ciò che vediamo o sentiamo. Imparare a lasciarsi andare e fidarsi dei sensi interni è frutto di un paziente lavoro emozionale che ci conduce a sentire la presenza dell’Inconscio come reale, almeno quanto - ma molto di più - la realtà che osserviamo a occhi aperti. È importante, all’inizio di tali pratiche, non avere aspettative: a volte la nostra anima, prima di lasciarci entrare nel suo ricco e complesso giardino, ci mostra un buio, un deserto che tasta il polso alle nostre intenzioni.
Nei luoghi dell’anima incontriamo varie dimensioni e relative immagini. Possono essercene di angoscianti o mostruose, trasformate dal dolore delle nostre ferite; la loro storia è la nostra e ci mostrano il motivo del loro doloroso aspetto. Hanno bisogno di essere viste, amate e comprese. Non dobbiamo mai chiedere a queste entità di essere diverse da ciò che sono oppure di allontanarsi da noi, ma accettarle nel nostro regno e amarle così come sono. Le ombre si trasmutano alla luce dell’amore della nostra coscienza.
Incontriamo però anche delle parti luminose, attraverso le quali ci nutriamo di forza e d’amore per il nostro cammino. Esse ci guidano e ci permettono, con la loro saggezza, di procedere…
Dimensioni più alte (o più profonde?) che possiamo definire archetipali, vivono nell’anima del mondo. La relazione con tali immagini altamente numinose ci permette di assorbire nuove funzioni, comprensioni e protezione. Questo nutrimento spirituale è importante per poter poi scendere sempre più in profondità e integrare, portandovi amore, quelle parti che vivono negli angoli più bui e lontani del nostro inconscio.
Chiudere gli occhi ed entrare nel rilassamento meditativo è ciò che ci permette di lasciar emergere le immagini del profondo e iniziare un dialogo con la nostra anima. Si tratta di un’immaginazione creativa dove attendiamo, con attenzione ricettiva, che l’anima ci mostri ciò che serve alla nostra crescita interiore. Sul piano psichico, come diceva Carl Gustav Jung, bisogna essere “capaci di lasciar accadere”.
Presentiamo alcune esperienze di un membro della nostra confraternita per dare consistenza a quanto detto finora. Lo faremo attraverso le immagini da lei stessa disegnate e i messaggi che di volta in volta le sono giunti.