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«Mi appare una donna sporca, lacera, con i capelli arruffati e gli occhi demoniaci. Quando le chiedo chi sia, mi risponde: “Sono Domitilla, una reietta, esiliata dal tuo mondo interiore, rifiutata e abbandonata”, mi trasmette rabbia, diffidenza, diversità, vergogna. Le dico: “Mi dispiace, hai fatto bene a venire, sono felice di conoscerti. Non me ne ero resa conto, ti chiedo scusa. Rimani qui. È anche casa tua. Sei la benvenuta, ci conosceremo meglio”. Vedo che il suo aspetto inizia a cambiare. Poi mi dice: “Ora voglio andare via, io non sono di qui”. “Va bene, sei libera. Ma puoi tornare quando lo desideri”. Mi ha mostrato quanto la mia rabbia e la mia diffidenza fossero scisse dalla mia coscienza. Lei, il suo aspetto, era il frutto di questa scissione.»