L’intento è di promuovere il dialogo rimanendo saldi nell’identità ebraica…
Sì, perché quella ebraica è una cultura molto identitaria. Siamo figli del pensiero secondo cui il mondo è stato creato apposta in modo “perfettamente imperfetto”, al fine di permettere agli uomini di impegnarsi a perfezionarlo, per consentire a ciascuno di noi di mettersi al fianco del Signore e diventare suo collaboratore. L’uomo, l’ebreo, è chiamato a migliorare il mondo, e quindi a custodirlo per sé e per le future generazioni. E questo impone a ognuno di noi di stare nella vita in modo attivo.
Tra gli strumenti di questa attività tesa a migliorare il mondo c’è anche la musica?
Certamente… La musica è uno straordinario veicolo di trasmissione di valori e messaggi, perché è propria della musica la capacità di arrivare al cuore delle persone. Un detto ebraico sostiene che “tutto ciò che esce dal cuore, entra nel cuore”; quindi, qualsiasi cosa sia mosso dalla passione e che va oltre l’aspetto strettamente razionale, è in grado di toccare il cuore delle persone. E la musica è l’arte che per eccellenza può vantare questo dono, perché ti collega direttamente alle emozioni e all’interiorità. Non a caso, il fatto che da sempre il Progetto Davka includa musicisti di varie fedi, non è stato voluto, è stata una condizione naturale. È successo e basta, forse perché la musica è una condizione in cui si realizza l’armonia e trova compimento il sogno messianico in cui il lupo e l’agnello possono convivere, come elementi di una stessa orchestra. La musica è anche metafora della vita.