Ho letto che la vostra musica vuole essere anche un canto oltre il pregiudizio. Qual è, secondo lei, il più grande pregiudizio che permane ancora oggi nei vostri confronti?

Esistono pregiudizi sulla cultura ebraica e altri sugli ebrei. Per esempio, quando si pensa che la cultura ebraica sia una cultura chiusa in sé stessa, endogama; o quando ci si accusa di complessi di superiorità rispetto alle altre tradizioni… eppure gli insegnamenti dei nostri maestri sono chiari e insistono affinché ogni buon ebreo non si sforzi a essere migliore degli altri, bensì a fare meglio e più degli altri. 

Inevitabilmente i pregiudizi sono duri a morire, ma io metto a disposizione la mia voce e la nostra musica affinché chi vuole ascoltare abbia la possibilità di godere di una prospettiva più ampia e reale. Questo perché la nostra è una cultura che preserva da millenni un rapporto preferenziale con la conoscenza in generale e quella dei testi biblici in particolare. Una delle preghiere fondanti della tradizione è lo Shema' Ysrael, che nell’incipit recita “Shema' Ysrael, Ado-nai Eloheinu, Ado-nai ehad…”; i maestri insegnano che l’ultima lettera della prima parola e l’ultima lettera dell’ultima parola - se messe vicine - formano da una parte la parola “testimone”, dall’altra – se lette in verso opposto – compongono l’imperativo “conosci!”. Quindi, noi dobbiamo essere testimoni, e per farlo dobbiamo conoscere. Ecco, testimoniare e conoscere è anche quanto si propone di fare Progetto Davka. 

Si può seguire il Progetto Davka sui principali social media oppure scrivendo a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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