Ricorre in epoche e tradizioni diverse, ma furono soprattutto alcune correnti gnostiche a tenerlo in grande considerazione. Lo descrivono alcuni vangeli apocrifi – per esempio, l’Apocalisse di Zostriano, quella di Adamo, il Vangelo degli Egiziani e la Pistis Sophia – come governatore delle sfere celesti, considerato un’emanazione del Dio amorevole annunciato da Gesù. Invece per i seguaci del maestro gnostico Basilide, descritti nella “Confutazione di tutte le eresie” attribuita all’eresiologo Pseudo-Ippolito, Abraxas è una versione del Demiurgo, il dio impostore e collerico dell’Antico Testamento, “istruito dal Cristo che gli sedeva accanto, apprendendo chi fosse il Non Essente, chi la Filialità, che cosa lo Spirito Santo... Pertanto l’Arconte una volta istruito, reso edotto e preso dal timore, confessò il peccato che aveva fatto quando esaltava sé stesso...”. Quindi, il dio della materia risvegliato al vero Dio dello Spirito. 
Straordinari questi Gnostici! Dio e Arconte al tempo stesso, Abraxas governa un cielo intermedio che può percorrere nei due sensi, permettendo la comunicazione tra il mondo terreno e quello divino, portando in salvo l’uomo sfuggito al potere delle tenebre. Perciò anche lui un traghettatore, un intermediario. 
Osservando la figura con attenzione, possiamo subito notare una convivenza di opposti: in basso nella terra i serpenti portatori di forze ctonie, istintive e sessuali, qui rappresentati con il capo eretto e ciascuno rivolto in direzioni opposte. Il serpente è l’animale legato al culto della dea madre e totem del femminile. Mentre in alto, nella testa, c’è il maschio del pollaio, colui che annuncia il sorgere del Sole. Maschile e femminile, basso e alto, ombra e luce, diabolico e divino, tutto in un simbolo che sembra danzare. 

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