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Nel loro saggio “Abraxas: la magia del tamburo”, gli studiosi Paolo Riberi e Igor Caputo affermano sia molto più plausibile che egli sia sul punto di percuotere un tamburo e non di difendersi con uno scudo. Uno strumento musicale usato in tutti i tempi e luoghi dell’umanità come facilitatore per il cambio dello stato di coscienza, grazie al suo potere ipnotico per il suono ripetuto ritmicamente più simile in assoluto a quello del battito che ogni essere umano ha percepito fin dall’inizio dentro il ventre materno. Potremmo associare il tamburo anche al nostro stesso cuore mentre risuona colpito da una nuova energia che lo apre a una visione più ampia.
Già si inizia a percepire la potenza di questo mito, ma possiamo entrare più a fondo nella sua vibrazione proprio attraverso le parole di Jung (C. G. Jung “Septem sermones ad mortuos”, 1916) nel suo terzo sermone ai morti che gli chiedono di parlare del Dio supremo e lui, per bocca del maestro gnostico Basilide, risponde loro:
“Abraxas è il Dio duro da conoscere. Il suo potere è il più grande, perciò l’uomo non lo vede.
Del Sole egli vede il summum bonum, del Diavolo l’infimum malum; ma di Abraxas egli vede per ogni sua parte la Vita senza determinazione, che è madre del bene e del male…
Abraxas è il sole e al tempo stesso l’inabissamento....
Il potere di Abraxas è duplice. Voi non lo vedete poiché ai vostri occhi gli opposti insiti in questo potere si annullano…
Ciò che dio Sole dice è vita.
Ciò che il Diavolo dice è morte.
Ma ciò che Abraxas pronuncia è quella veneranda e maledetta parola che è vita e morte a un tempo. Abraxas dice verità e menzogna, bene e male, luce e tenebra in una sola parola. Perciò egli incute paura.”