Questa è la ragione per cui Jung afferma che è importante esplorare il proprio Inconscio. Egli esorta a fare un lavoro di individuazione di sé stessi perché sottolinea che il rischio della “non conoscenza”  sia quello di abbandonarsi a un destino di infelicità. Infatti, ribadisce che se siamo influenzati da “qualcosa di inconscio”che ci condiziona, è chiaro che poi si verificheranno situazioni sempre identiche a sé stesse. 
Nelle relazioni di coppia si vede bene questo fenomeno: c’è chi viene sempre tradito, chi viene sempre maltrattato, chi si prodiga ma non viene riconosciuto e chi viene sempre accusato; ci sono un’infinità di situazioni relazionali simili che si perpetuano incessantemente, nonostante si passi da un partner all’altro. Ciò che colpisce gli esperti è che spesso questo ripetersi sia qualcosa di doloroso che accade soprattutto a livello relazionale. Non è inconsueto, poi, che una persona si convinca che quello sia il suo destino. 
Come fare per non cadere nella ripetizione di vecchi scenari? Jung, come tutti gli autori che si sono interessati all’Inconscio, ha messo a punto varie strategie e metodi. Per citarne alcuni possiamo parlare dei più usati che sono, per esempio, la ricognizione della nostra vita, la riflessione, il sentire le nostre emozioni, il confronto con qualcuno che ci possa aiutare. Altri metodi più specifici riguardano il corpo, la meditazione, l’arte, l’analisi dei sogni, delle fantasie spontanee, l’uso della libera associazione di idee, l’immaginazione guidata ecc... Sono molte le modalità che, ormai, si sono affinate a questo scopo.
Al di là di tante tecniche e metodi di esplorazione, un aspetto che colpì Jung osservando sé stesso e i suoi pazienti, fu che da qualsiasi aspetto si partisse, una naturale tendenza della psiche portava, nella maggior parte dei casi, verso certi nuclei problematici. Chiamò questa tendenza “pulsione di individuazione”, e si domandò se fosse una caratteristica appartenente a tutti gli individui o solo ad alcuni. I suoi studi gli mostrarono come questa tendenza fosse universale e infatti la riscontrò sia in epoche antiche che moderne. Pensiamo a vie orientali come il Taoismo, il Buddhismo ecc...  Egli comprese profondamente l’esistenza di una risorsa universale, data a tutti, per fronteggiare le difficoltà della vita e chiamò questa risorsa “Sé”.  Per Jung tale Sé, celato nelle profondità dell’Inconscio di ogni individuo, parlerebbe un linguaggio antico fatto di immagini e simboli, finalizzato a condurre verso la realizzazione di sé stessi. Un linguaggio che per l’autore sarebbe sorto nella primitività del genere umano.

TI È PIACIUTO QUESTO ARTICOLO?


Ricevi gratuitamente ogni nuovo numero de Lo Sguardo Interiore direttamente nella tua email.

 

ISCRIVITI GRATIS