Comprendere che siamo influenzati da forze collettive può aiutarci a iniziare a capire dove siamo e chi siamo. È interessante apprendere che la spinta interiore a domandarsi perché ci succedono certe cose, anche se è sempre esistita, ha avuto un’impennata dal 1700 grazie alla crescente diffusione della corrente di pensiero chiamata “esistenzialismo”, che trovò poi ampio sviluppo nel XX secolo. Come dice la parola stessa, l’esistenzialismo si poneva la questione di riflettere su tutto ciò che riguardava l’esistenza. Questo movimento intellettuale influenzò tutto lo scibile: l’arte, la letteratura, la poesia, la filosofia, la medicina, la spiritualità e necessariamente anche la psicologia. Molti intellettuali, scrittori e artisti ne furono influenzati inserendo nelle loro opere aspetti dell’interiorità emotiva dell’umano. Ricordiamo per esempio Gustav Klimt: nelle sue opere vediamo appieno l’espressività autentica dell’emozione dei suoi personaggi; pensiamo al dipinto del bacio e al suo abbraccio, o a quello della maternità, dove saltano subito agli occhi gli aspetti legati alla relazione emozionale tra gli individui. 
Nell’ambito della psicologia i più famosi e influenti studiosi furono Freud e Jung, più o meno contemporanei. Freud era nato nel 1856 mentre Jung nel 1875. Sul piano spirituale il mistico e maestro armeno Gurdjieff ebbe sicuramente un ruolo importante perché coniugò l’esigenza dell’uomo di rivolgersi a Dio con quella di fare un lavoro psicologico su sé stessi. Con questo obbiettivo fondò una scuola chiamata Istituto per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo, con l’intento di liberare l’individuo da quelle scorie e ferite che ostacolano un sano dialogo con Dio. In questo istituto Gurdjieff invitava i suoi allievi a lavorare su alcuni aspetti che lui chiamò meccanicità e sonno della coscienza. Volendo fare dei collegamenti, bisogna mettere in evidenza che il mistico cominciò la sua opera prima di Freud e di Jung. 
Dal testo Incontri con uomini straordinari,  scritto di sua mano, apprendiamo che era stato molto colpito dall’isteria e dai metodi che usavano la suggestione e l’ipnosi per curarla. 
Ma ciò che può stupire alcuni è che il concetto gurdjieffiano della meccanicità nell’uomo ha delle assonanze con i concetti freudiani di transfert e coazione a ripetere, ma anche con i complessi di Jung. I tre autori mettono in evidenza come nell’animo umano si verifichi spesso il perpetuarsi di situazioni simili: stessi problemi, stesse vicissitudini e circostanze emotive e relazionali.

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