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Tutti questi maestri pensavano che all’insaputa dell’individuo ci fossero delle forze che lo governano ma, allo stesso tempo, anche delle modalità per liberarsene. L’obiettivo per tutti era diventare più consapevoli attraverso delle pratiche esplorative. Sarebbe interessante approfondire le differenze ideologiche tra questi maestri, ma sarebbe troppo lungo e non è questo il luogo. Ci limiteremo invece a cercare di comprendere in cosa consiste la “modalità esplorativa di sé” che fa da comune denominatore ai vari autori. È da più di un secolo che gli sviluppi della psicodinamica affermano che “le origini del perpetuarsi di situazioni simili e di ripetizioni nella vita relazionale risiedono in meccanismi difensivi inconsci, e che un percorso esplorativo può liberare da modalità di agire disfunzionali”[1].
Più di un secolo fa Gurdjieff affermava che bisognasse lavorare sulla tendenza dell’uomo a essere “meccanico”, e sull’effetto che questa tendenza produceva. La meccanicità e il sonno della coscienza erano per il mistico gli ostacoli da affrontare per intraprendere un percorso spirituale. Se prendiamo in esame questi concetti, vediamo che non si discostano molto da alcune scoperte della moderna ricerca psicologica. Infatti, cinquant’anni di ricerche da parte di due ricercatori americani, Lachman[2] e la moglie Beebe, hanno messo in evidenza l’esistenza di un “inconscio procedurale relazionale” che si andrebbe a formare durante le prime relazioni tra madre e bambino. Importanti frustrazioni in questo periodo sarebbero all’origine di problematiche nella vita adulta.
Già in tempi non sospetti Gurdjieff parlava dell’apparato formatore, concetto molto simile a quello evidenziato dai ricercatori moderni. Questo apparato, secondo il mistico, sarebbe quel luogo fisico in cui si andrebbe a formare la personalità come dimensione nascente per fronteggiare le difficoltà insite nella crescita. Da qui deriverebbero quelli che lui chiamava codici interni, atti a riprodursi all’infinito. A questo punto bisognerebbe domandarsi se di fronte a questa meccanicità sia possibile fare qualcosa. Sicuramente è possibile, ma bisogna cominciare a osservarsi da vicino con un occhio nuovo. Un po’ come farebbe uno scienziato che osserva dei topolini in laboratorio, raccogliendo informazioni senza preconcetti, né giudizi.
[1] Nancy McWilliams (2012) La diagnosi Psicodinamica. Ed. Astrolabio Ubaldini.
[2] Lichtenberg D., Lachmann F. M., Fosshage J. (2000), Lo scambio clinico; La teoria dei sistemi motivazionali e i nuovi principi della tecnica psicoanalitica. Ed. Cortina Raffaello. Giuseppe Ruggero, (2020). Atti del Congresso FIAP: “Il canto di Partenope. La psicoterapia sulla rotta del cambiamento”. Ed. Alpes Roma.