Pagina 3 di 6
FRATELLO INCONSCIO
- Dettagli
- Scritto da GIULIA DE CARLO
- Categoria: Articoli completi
- Visite: 257
Questa osservazione lo portò a ipotizzare l’esistenza di un Inconscio appartenente all’intera collettività, ma che comunque rimaneva connesso a una dimensione inconscia personale. Per spiegare questo concetto complesso possiamo affidarci a una metafora: se immaginiamo il globo terrestre, possiamo paragonare l’Inconscio collettivo all’insieme degli oceani che abbracciano le terre emerse. Avvicinandoci alle coste vediamo che gli oceani diventano mari, poi golfi, litorali, lagune, scogliere e baie. Fantasticando lungo il pensiero di Jung potremmo pensare l’Inconscio collettivo come l’insieme degli oceani che abbracciano i continenti, e l’Inconscio personale come la baia in cui ogni notte ci immergiamo nel momento in cui ci addormentiamo. A questo punto ci si potrebbe domandare come usare l’Inconscio come risorsa per conoscersi. Se riflettiamo un attimo, ci possiamo rendere conto di come noi passiamo una grande quantità di tempo immersi nell’Inconscio: per esempio durante la notte, sia quando sognamo, sia quando non sognamo, oppure durante il giorno quando siamo distratti e catturati da fantasie a occhi aperti. I nostri sogni sono pieni di simboli e narrazioni: un bacino di informazioni crittografate che raccolgono tutta la nostra storia e la nostra interiorità: le difficoltà che abbiamo vissuto nel passato e che viviamo nel presente, i nostri desideri e i nostri dolori. In questa dimensione sono condensate le criticità e nello stesso tempo gli strumenti e le potenzialità per affrontarle. Ma, per fare un lavoro di esplorazione di questi contenuti, è necessario avere il coraggio di mettersi in discussione, accettare la nostra imperfezione e delle verità a volte estremamente dolorose.
Questo modo di porsi di fronte alla vita ha radici molto antiche: se ne ritrovano tracce già prima della sapienza greca e, attraversando varie epoche, è giunto sino a noi. Così come agli albori della civiltà gli esseri umani si sono posti le grandi domande sulla vita, allo stesso modo ancora oggi questo fermento unisce gli individui. È come se esistesse un trait d’union invisibile tra chi è stato e chi sarà. Talvolta è difficile realizzare come siamo tutti uniti in questo cammino comune e immersi in questa benefica corrente universale.