Abbandonarsi! E se fosse proprio questo il "segreto" che cerchiamo? Ritrovare cioè quello stato interiore nel quale la nostra volontà si scioglie in un abbraccio arrendevole a una forza che non controlliamo, ma della quale siamo parte? Una forza di tale entità, che persino la Morte sente il bisogno di scoprirla? Per poter scoprire la Vita, proprio come noi, anche la Morte ha bisogno di un "veicolo" in carne e ossa e, non potendo lei "nascere" alla vita, sottrae la vita e il corpo a un bel giovane, pieno di progetti e speranze per il futuro, assumendone le sembianze. 
Inizia così la "relazione" di Bill con la Morte, il suo processo di familiarizzazione. Lei gli dice: "sono fuori che aspetto" e lui apre la porta, la accoglie in casa, la fa sedere alla sua tavola, la porta in giro durante le sue giornate, al lavoro; le spiega cos'è la vita, ne riconosce la potenza e l'ineluttabilità, la accetta e scopre che non ha paura di lei. 
Il percorso interiore di Bill è di grande ispirazione. Durante tutto il film lui cammina con passo deciso e incalzante, da uomo d'affari e di successo quale è, mentre la Morte gli cammina a fianco (non dietro né davanti, ma a fianco) e diventa la sua "compagna di Vita". 
Soffermiamoci su questo: quale senso assumerebbe la nostra vita, se fossimo consapevoli che la Morte ci cammina a fianco? Non la Morte che appare come uno scheletro, vestita di un nero mantello e cappuccio, con la falce in mano. Se a camminarci accanto fosse un bellissimo giovane, o una giovane donna, piena di vita, curiosa di sperimentare, di conoscere, sapiente, che conta i tuoi passi e il tuo tempo, ricordandoti che esso ha un limite, una fine: come cambierebbe la nostra percezione? 
Forse in qualcuno questo pensiero potrebbe generare paura, angoscia. Ma magari in qualcun altro potrebbe sorgere un inaspettato senso di allegria o il desiderio di non sprecarlo questo tempo, di viverlo il più intensamente che si può e senza paura. Perché se la Morte è compagna e la sua immagine è bella, familiare, aggiunge senso alla Vita, non lo sottrae. Ci invita a vivere più intensamente, a non disperderci nelle tante sollecitazioni del mondo, ad alleggerire l'impatto delle nostre ferite sulle emozioni, a relativizzare gli eventi esterni, ad andare all'essenza di noi stessi per scoprire quel senso della vita che solo noi conosciamo. 
Nel film è altrettanto interessante il percorso di consapevolezza che compie proprio Joe Black (alias la Morte). Spinto da un desiderio irrefrenabile di trovare un senso, entra nel gioco della vita, in questo universo, in questo mondo. Scopre l'utilità del corpo, la sua funzione di strumento di conoscenza non solo delle fonti di piacere, ma anche del dolore. 

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