«Ma voi come avete studiato?», chiese Ouspensky a Gurdjieff. 
«Vi erano ogni tipo di specialisti fra noi. Ognuno studiava secondo i metodi della propria scienza particolare… quando ci si riuniva, ci comunicavamo i risultati ottenuti… Alcuni di essi ora sono morti, altri continuano i loro lavori, altri sono in clausura». «Queste parole del linguaggio monastico», scrive Ouspensky, «sentite in un momento così inatteso, mi fecero provare uno strano senso di disagio»[2].
Gurdjieff, nonostante ciò, non ebbe problemi a lavorare con Ouspensky, perché nella Quarta Via non è richiesta alcuna forma di “fede” a priori. Il suo messaggio, che nella nostra scuola condividiamo, non è rivolto esclusivamente a chi ha fede, ma anche a coloro che una fede non l’hanno e desiderano fare un percorso esperienziale in tale direzione. Il nostro ambito di lavoro è squisitamente psicologico e, sotto questo profilo, la fede diventa un fatto assolutamente personale. Possiamo chiederci allora perché Ouspensky avesse sentito la necessità di separarsi da Gurdjieff proprio a causa di quest’argomento. Perché Gurdjieff «esigeva dai suoi allievi l’osservanza di tutti i riti e di tutte le cerimonie della Via Religiosa»?[3]. Come può conciliarsi tutto questo con quanto abbiamo poc’anzi affermato? 
Non offriamo una risposta alla domanda d’apertura a questo articolo. Sotto questo profilo il nostro pensiero coincide con il pensiero di Pascal[4]: «Non siamo in grado di sapere né cosa (Dio) sia, né se egli esista… La ragione non può dare una risposta. Siamo separati da un caos infinito».
Esistono aspetti su cui la Quarta Via e la religione sembrano somigliarsi e alcune sue scuole utilizzano esercizi identici a “cerimonie e riti della Via religiosa”. Cerchiamo di capire perché.
L’uomo, prima di iniziare un lavoro su di sé, è frammentato, schiavo di una moltitudine di io che lo imprigionano e non gli permettono di essere “uno”. Una scuola di evoluzione interiore ha come obiettivo lo sviluppo di un Io stabile, centrale e definitivo. Per tale scopo usa uno strumento che Gurdjieff chiama il “Ricordo di sé”, ripreso dalla tradizione gnostico-cristiana.

[2] Ibid. Pag. 21.
[3] Ibid. Pag. 413.
[4] Blaise Pascal, Pensieri. Rusconi Libri.
 

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