Con il “dare un nome alle cose”, Gurdjieff utilizzava un’allegoria per introdurre l’idea di un nuovo livello di Ricordo di sé: attraverso, cioè, l’utilizzo di un “nome”, di un’immagine esteriore precisa.
Quando un allievo inizia a costruire l’immagine di Dio fuori di sé visualizza simbolicamente ciò che Gurdjieff chiamava la Terza Forza: «… non possiamo vedere “direttamente” la Terza Forza. La Terza Forza è una proprietà del mondo reale»[9]. 
Nella nostra soggettività siamo continuamente sottoposti a due forze: il lupo e l’agnello dentro di noi, il morale e l’immorale, il bene e il male. Siamo divisi fra l’egoismo e l’altruismo, fra il mondo di dentro e quello di fuori. Il Ricordo di sé è lo strumento che consente a tale conflitto di superarsi; è la Terza Forza che permette di trascendere l’opposizione. Quando l’allievo inizia a ricordare se stesso attraverso i primi due livelli, comprende che non può stabilizzare il Ricordo senza avere un polo esterno dal quale osservarsi. L’uomo fa molta più fatica a osservare se stesso che un altro. Su questo principio l’allievo costruisce una lente attraverso la quale si guarda come dall’esterno.
L’esperienza (e non le teorie libresche) insegna che se l’uomo inizia a ricordare se stesso ricordandosi di Dio che cammina con lui, che mangia con lui, che lo ascolta e che lo accompagna in ogni momento, acquisisce ulteriori strumenti di auto-osservazione, di cui prima non disponeva.
Questi strumenti sono di natura tecnica ed emotiva. Nel primo caso l’allievo apprende a sviluppare un continuo stato di “preghiera”, pur svolgendo le sue normali azioni quotidiane. Una parte di lui, cioè, invoca continuamente il Ricordo di sé e lo stabilisce grazie alla forte sensazione di essere osservato dall’esterno (dall’immagine che lui stesso ha costruito), da Dio stesso che ode la sua invocazione e lo raggiunge. Le parole di Gesù: «Pregate di continuo» (Lc. 21:36) sono un consiglio preciso per stabilizzare il Ricordo di sé. Quando l’allievo ha fatto di tale figura esteriore un elemento definito cui ricorrere frequentissimamente, può evolversi negli strumenti emotivi, di natura potentissima, inaccessibili ai livelli inferiori di Ricordo di sé. 

[9] Ibid. pag. 90, corsivo dell’autore.

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