Si inizia infatti a far sperimentare all’allievo il Ricordo di sé a un livello più semplice, in attesa che egli evolva a livelli più avanzati tramite un Lavoro oggettivo. Ma, in realtà, esistono sette livelli di Ricordo di sé:
1      in relazione allo spazio esteriore, dividendo l’attenzione fra me e l’oggetto che osservo;
2      attraverso la percezione emozionale di me e del mondo che mi circonda;
3      attraverso l’immagine visualizzata di un Terzo Punto che si distingue da me e dal mondo;
4      attraverso la costruzione di un rapporto costante e ambivalente fra me, il mondo circostante e il Terzo Punto (Dio);
5      attraverso la fusione con tale Terzo Punto fino a giungere a osservare esternamente me stesso e il mondo (visione oggettiva);
6      attraverso la profondissima fusione interiore con il Terzo Punto (Dio) fino alla padronanza di sé, da cui deriva la partecipazione cosciente al “gioco del mondo”;
7      attraverso la totale percezione che il mondo, se stessi e il Terzo Punto (Dio) sono una medesima cosa.
Gli “stati” di Ricordo di sé si compenetrano e ciascuno è preludio di quello successivo. Tornando al nostro esempio, ci si rende subito conto su quale grado di Ricordo di sé ha lavorato Ouspensky. Egli, dopo aver fatto esperienza del primo o forse del secondo livello, si arenò: «Sentivo che malgrado i miei sforzi, restavo incapace di “ricordarmi di me” anche per un brevissimo spazio di tempo. All’inizio avevo creduto che qualcosa fosse possibile, ma in seguito persi tutto…»[7]. Quando il suo maestro gli propose il passo successivo, attraverso la visualizzazione di un Terzo Punto superiore e trascendente, egli decise di allontanarsi: «Aspettate ancora un poco, mi disse Gurdjieff. Avremo ben presto nuove conversazioni. Cercate di capirmi: finora, abbiamo tentato di mettere ogni cosa al suo posto; presto, chiameremo le cose con il loro nome»[8].

[7] P. D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, pag. 276 - Astrolabio, Roma 1976.
[8] Ibid. pag. 277.

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