L’esercizio del Ricordo di sé condotto nelle scuole acquisisce la forma del “ricordo di Dio”. Ed è proprio su questo punto che la Quarta Via assomiglia esteriormente alla religione. Ma, nella sostanza, il suo approccio è differente. Mentre il religioso dà per scontato che Dio esista tale e quale egli lo percepisce, o nel modo in cui le Scritture lo presentano, l’allievo non è certo di nulla. Il suo scopo è consolidare il Ricordo di sé e scoprire che l’immagine di un Dio esteriore può aiutarlo molto. Questo perché il Ricordo di sé non può rimanere semplicemente uno sforzo cognitivo e sensoriale. Per stabilizzarsi ha bisogno di una proiezione esteriorizzata, particolarmente viva, che gli permetta di elevarsi a qualità più sottili. Dio, per l’uomo che vuole ricordarsi di sé, deve essere necessariamente visto e immaginato fuori di sé, come un essere a sé stante, definito e personale. Solo così avrà la capacità di costruire con tale figura un rapporto definito, preciso, peculiare, comunicativo. Ed è proprio da questo punto che si sviluppano nuove dimensioni di Lavoro. 
Il Ricordo di sé è continuamente alimentato attraverso tale rapporto che deve evolversi e stabilizzarsi secondo metodi precisi. All’allievo non interessa sapere se Dio esiste o meno, sa però che esiste un infinito che lo circonda, un tempo eterno e uno spazio senza limiti che non si può contemplare per quello che è. Siamo esseri limitati e, come tali, possiamo comprendere appieno solo ciò che ci è simile. Per questo l’allievo limita in un’immagine ciò che è fuori dalla sua portata, dà una forma al “senza forma”. Sa che la sua idea di Dio è fallimentare e per questo non ambisce a contese religiose. Ma sa anche che per ricordarsi di sé deve imparare a sentire l’infinito intorno a lui e per farlo fissa un punto preciso che lo rappresenti. Il Ricordo di sé non è, come affermava Ouspensky, solo una “doppia percezione” di se stessi e del mondo. Questa tecnica è adatta a chi è agli esordi del Lavoro. 

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