Ragazza perspicace, a lei questo argomento interessa parecchio, perché ama il teatro e frequenta un gruppo di giovani filodrammatici, guidato da un maestro a lei molto simpatico che cita spesso la tragedia greca. Allora, come prima mossa, Chiara vuole cercare sul vocabolario di greco – del fratello fumatore insospettabile, che ha fatto il Classico – proprio la traduzione della parola attore. Brancolando tra caratteri indecifrabili, infine, trova la versione per lei più comprensibile: hypocrites. Abbiamo detto che la ragazzina è curiosa e infatti, non paga, a questo punto va a cercare nel web l’origine di questo termine, e scopre che deriva dal prefisso Hypo – sotto – e Kritos, participio passato del verbo Krinein che significa “spiegare, giudicare, distinguere, separare”.
«Ecco, vedi? Come dire: qui c’è sotto qualcosa da spiegare. Potrebbe essere proprio il caso delle ipocrisie che vedo. Ed è qualcosa di giudicato, separato e nascosto», pensa Chiara, ma c’è di più: legge che per l’attore greco l’etimo si riferisce al lavoro profondo di studio che egli faceva prima di interpretare una parte sulla scena. Ciò perché nell’antica Grecia il concetto di ipocrisia pare non fosse contemplato dai filosofi, mentre lo era nell’Ebraismo, dove questo termine greco venne importato dai traduttori della Bibbia e poi del Nuovo Testamento per descrivere metaforicamente l’aspetto della simulazione.
Insomma, Chiara a questo punto non può fare a meno di pensare al famoso versetto tante volte ascoltato in classe dall’insegnante di religione che con fare intimidatorio citava Matteo 23: «In quel tempo Gesù parlò dicendo: “Guai a voi scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità». E nel pensarlo, oltre a sentirsi vagamente in colpa, le sembra ancora il caso di quanto frequentemente osserva intorno a sé. 

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