Quella psicologica non è più sufficiente in questa nostra cultura dell’apparenza e così, nelle realtà della rete, è possibile fabbricarne un’altra: dietro il diaframma di un monitor, l’immagine di una presunta e soggettiva perfezione nella speranza di successo in un’innocua vita parallela. 
Ma tale curiosa sovrapposizione può diventare paradossalmente smascherante, perché molti profili svelano e lasciano dedurre proprio le fragilità che vengono occultate senza saperlo, poiché nemmeno si riconoscono. Per esempio l’esibizionismo potrebbe nascondere insicurezza nelle proprie doti, o l’aggressività potrebbe celare una grande timidezza. Mostrarsi e nascondersi, contemporaneamente.
Il passo successivo consiste nel pubblicare qualcosa che esprima un orientamento, un ideale, un’indignazione, un’impresa, un gusto musicale, qualcosa insomma che descriva il soggetto e gli permetta di confrontarsi con altri. Possono piovere critiche e consensi, tutto fa brodo per non sentirsi soli e trasparenti.
Ci si apre a un grande bacino di possibilità, di amicizie nuove, di dialogo e di conoscenza, ma ancora una volta si può rivelare presto il contrario: il rischio dell’esclusione per divergenze di gusti e opinioni, con la creazione di circoli chiusi e schieramenti. Apertura e chiusura, contemporaneamente.
Vicinanza e distanza, esibizione e nascondiglio, apertura e chiusura: siamo incappati in queste coppie di contrari che indissolubilmente e allo stesso tempo connotano in modo tanto palese la navigazione sulle acque virtuali. Non sono esenti dalla dualità, così come non lo è il mondo reale dove spesso ci dibattiamo come pesci impazziti, intrappolati nella rete degli opposti, nei dubbi e nelle contraddizioni, nell’incapacità di scegliere.  Dove la via che sul momento sembra più comoda e meno rischiosa, il più delle volte rivela l’insidia della negazione di sé e dei propri desideri profondi, della perdita di senso. Perché non ci accorgiamo. Manca una visione d’insieme e ci affidiamo alle schegge di verità che ci fanno meno paura.

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